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L’insonnia è quello stato di malessere, che rientra nei disturbi del sonno.
E’ caratterizzata da una diminuzione della sua durata, accompagnata dalla percezione soggettiva di non essere riuscito a trarne ristoro, perchè eccessivamente breve o poco soddisfacente.
I diversi tipi di insonnia
E’ possibile parlare di difficoltà dell’addormentamento o di insonnia iniziale, quando la persona impiega più di 30 minuti per addormentarsi.
Se invece è presente una difficoltà nel mantenere una continuità del sonno e la persona tende a svegliarsi a più riprese, ci troviamo davanti all’insonnia centrale.
Quando il soggetto si sveglia precocemente al mattino è possibile parlare di insonnia terminale.
La durata fa la differenza
A seconda della durata temporale del malessere, possiamo parlare di:
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insonnia occasionale, quando il soggetto incontra difficoltà ad addormentarsi per pochi giorni.
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Insonnia transitoria, se la persona ha problemi in tal senso per circa tre settimane.
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Insonnia cronica quando il disagio si protrae nel tempo.
Un’ulteriore distinzione
Se il soggetto ha un disturbo del sonno in assenza di uno stato di malattia, allora parliamo di insonnia primaria.
Se invece il disturbo è associato alla presenza di uno stato patologico, ci troviamo davanti ad un caso di insonnia secondaria.
Possibili cause
Sono molteplici i fattori che possono incidere negativamente sulla quantità e qualità del sonno.
Molti di noi hanno potuto constatare ad esempio come periodi di stress e ansia, possano condizionare negativamente il nostro stato di equilibrio psicofisico, inquinando il nostro sonno.
Sappiamo infatti che i meccanismi del sonno patiscono l’influenza di aspetti psicologici quali preoccupazioni, tensioni, difficoltà economiche, ecc., ma cerchiamo di entrare un pochino di più nel merito.
Le tre categorie dell’insonnia
Possiamo parlare di:
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insonnia situazionale,
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insonnia non situazionale primaria,
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insonnia non situazionale secondaria.
L’insonnia situazionale è generata da eventi o situazioni interne o esterne alla persona.
Queste ultime sono legate a fattori di interferenza esterni che disturbano il sonno.
Fra le cause dell’insonnia situazionale di origine esterna possiamo menzionare il rumore ambientale, la temperatura non adeguata della stanza (eccessivamente calda o fredda), un giaciglio non troppo confortevole, ecc.
Anche l’altitudine è un elemento che può interferire negativamente con il sonno, ci riferiamo ad un’altitudine che parte dai 3000 metri in su.
Sarà capitato a molti, poi, di avere una certa difficoltà ad addormentarsi in un letto diverso dal proprio.
In tal caso si parla di insonnia da adattamento.
Esiste poi un tipo di insonnia da consumo di sostanze, siano esse farmaci o sostanze stimolanti e perchè no anche dovuta al consumo di alcuni cibi che affaticano la digestione.
Nelle insonnie situazionali rientra anche la sindrome da Jet-leg, che conosce bene chi affronta viaggi intercontinentali, che a causa del fuso orario alterano il ritmo sonno-veglia.
E se la causa fosse una malattia medica o psicologica?
Ci sono condizioni cliniche nelle quali i disturbi del sonno sono la conseguenza di patologie organiche che di frequente sono accompagnate da dolore fisico che ritarda o ostacola il sonno.
Come già accennato all’inizio anche lo stress psicologico, sia esso positivo, ovvero legato ad una situazione particolarmente eccitante o invece negativa, come una perdita, un lutto, un litigio, ecc. può dare origine ad un disturbo del sonno.
L’insonnia non situazionale primaria
In questa categoria rientrano quei disturbi del sonno che non sono generati da malattia organica o psichica o dal consumo di sostanze.
Si tratta di quell’insonnia che sopraggiunge a causa della paura di non riuscire a dormire o che è dovuta ad una scarsa igiene del sonno, a causa di uno stile di vita poco consono.
L’insonnia non situazionale secondaria
E’ quel disturbo che si associa a malattie psichiatriche come il disturbo post traumatico da stress, alcune forme di ansia, di depressione, di demenza, ecc.
In questa categoria rientrano anche alcuni tipi di insonnia, associati a patologie di base quali le malattie cardiovascolari, il reflusso gastro-esofageo, ecc.
Cosa si può fare per migliorare i problemi di insonnia?
Il primo passo da fare è quello di rivolgersi ad un medico per una corretta diagnosi, perchè come abbiamo già detto, le cause di questo disturbo possono essere molteplici.
Una volta fatta la corretta valutazione, sarà poi l’esperto ad indicare il trattamento più adeguato a seconda della situazione.
Spesso il trattamento più efficace è quello che associa una terapia farmacologica ad un percorso di psicoterapia.
La tecnica del controllo degli stimoli
E’ indicata sia per il trattamento dei disturbi dell’addormentamento che per il mantenimento del sonno (Bootzin, 1972; Bootzin, Epstein e Ward, 1991).
E’ una tecnica mutuata dalla terapia comportamentale, estremamente efficace in questo tipo di disturbo.
Le istruzioni che vengono date al paziente includono:
1) Andare a letto solamente se si ha sonno.
2) Utilizzare il letto solamente per il sonno o per l’attività sessuale.
3) Alzarsi dal letto se si è svegli da più di 15 minuti.
4) Ritornare a letto solamente se si ha sonno.
Le istruzioni ai punti 3 e 4 possono essere ripetute più volte durante la notte, se necessario.
È importante stabilire un orario di risveglio tutte le mattine, indipendentemente dalle ore di sonno godute la notte precedente.
L’efficacia di questa tecnica sta nel fatto che grazie alla pratica di tali regole, ripetuta nel tempo, si ristabilisce la corretta correlazione fra camera-letto-sonno e si ricrea il normale condizionamento fra gli stimoli dell’ambiente e quelli comportamentali legati al sonno e la propensione al sonno.
In ultimo la tecnica del controllo degli stimoli aiuta a ripristinare il ritmo sonno-veglia e le sue fasi.

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