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Il significato letterale della parola burnout è “bruciato” e sta ad indicare un esaurimento emotivo, scatenato dallo stress conseguente a condizioni di lavoro, fattori personali, relazionali ed ambientali.

UN PO’ DI STORIA

Gli studi sul burnout risalgono al 1974, negli USA, condotti da Herbert Freudenberger.

In un articolo pubblicato sul Journal of Social Issues, Freudenberger parla di un quadro sintomatologico, emerso in operatori di servizi particolarmente esposti a stress nel lavoro con persone disagiate.

Negli ultimi anni, sono emersi diversi significati relativi a tale fenomeno, che fanno riferimento a reazioni di esaurimento emotivo, perdita di interesse per le persone con cui si lavora, ritiro psicologico, perdita di entusiasmo, interesse ed impegno nel proprio lavoro, vissuto come un carico eccessivamente pesante.

CHI E’ PIU’ A RISCHIO

I lavoratori più esposti al rischio di sviluppare questa sindrome (Candura SM, 1997) sono:

Infermieri

Medici

Psicologi

Assistenti sociale

Assistenti domiciliari

Insegnanti

Forze dell’ordine

Soccorritori

Avvocati

Giudici

Si tratta di professioni nelle quali ci si confronta di continuo  con persone portatrici di sofferenza psichica e fisica, con un carico di investimento emotivo molto forte, che impegna gli operatori per un  tempo prolungato su un piano umano e personale, oltre che su quello professionale.

CHI ALTRO COLPISCE

Il burnout, colpisce anche i lavoratori di altre categorie, in cui è presente il contatto interpersonale e quindi una certa componente di tensione.

Malash e Leiter (1999) sottolineano che tale sindrome possa colpire chiunque faccia parte di un contesto organizzativo e non solamente gli operatori delle professioni di aiuto.

Nella nostra società, il fenomeno, può essere ricondotto a certe peculiarità del mondo del lavoro.

Spesso, infatti, ci si scontra con una realtà lavorativa che non è quella alla quale si aspira o per cui ci si sente portati.

Per non pensare poi alle condizioni di lavoro, che spesso sacrificano il lato umano per la logica economica.

Tutto ciò può essere foriero di grande stress e degenerare in burnout.

SINTOMI PSICHICI

Perdita delle energie psichiche (apatia, resistenza ad andare al lavoro, difficoltà di concentrazione, senso di disagio, disperazione, incubi, irritabilità, paure eccessive, senso di inadeguatezza, sensi di colpa, senso di frustrazione e di fallimento).

Sensazione di essere sovraccarichi di lavoro o di essere “sotto-utilizzato”, di essere sfidato o di avere conflitti con i colleghi.

Crollo della motivazione: distacco emotivo; rigidità difronte alle regole; cinismo, disinteresse oppure ostilità verso gli utenti o verso i colleghi; pessimismo.

Perdita dell’autostima: sfiducia nelle proprie capacità.

Senso di perdita di controllo: sensazione che il lavoro invada la propria vita personale.

SINTOMI COMPORTAMENTALI

Fuga dal lavoro: assenteismo

Fuga dalla relazione

Progressivo ritiro dall’attività lavorativa

Difficoltà a scherzare/sorridere sul lavoro

Ricorso a misure di controllo e/o allontanamento nei confronti degli utenti

Assunzione di sostanze psicoattive

SINTOMI FISICI

Gastrite

Colite

Stanchezza

Mal di testa

Disfunzioni sessuali e calo del desiderio

Sfoghi cutanei

Allergie e asma

Disturbi del sonno

Disturbi dell’appetito

COSA FARE

Prevenzione

L’ideale sarebbe poter intervenire a scopo preventivo ad esempio nel seguente modo:

  • Con la presenza di una figura di sostegno (counselor) negli uffici
  • Attraverso l’incentivazione di corsi anche per la crescita personale, oltre che per le competenze
  • Modelli di selezione del personale per riuscire ad individuare i soggetti a rischio di burnout
  • Riuscire ad individuare le persone giuste per il ruolo giusto.

Percorso personale

Una volta accertato di aver sviluppato questa sindrome, rivolgendosi ad esperti, di notevole efficacia risultano essere:

  • Sostegno psicologico
  • Misure di gestione dello stress
  • Apprendimento di tecniche di rilassamento
  • Riuscire a delegare alcune responsabilità dicendo, se necessario, qualche no
  • Dedicarsi alle proprie passioni/hobby
  • Alimentare le proprie relazioni sociali
  • Lavoro sulla riduzione delle aspettative, per non caricare eccessivamente l’investimento affettivo sul lavoro.

Se non è possibile cambiare il sistema lavorativo, possiamo lavorare su di noi, imparando a conoscerci meglio, nei nostri limiti e nelle nostre risorse e apprendendo strategie relazionali, per migliorare il nostro modo di comunicare.

Un’occasione, quella del percorso personale, anche per comprendere se il nostro lavoro ci soddisfa, è quello per cui ci sentiamo portati o se è arrivato il momento di guardare a nuovi orizzonti.

Photo:tunnuz

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